 Ashen Shadow ••••••• Group: BP|AdminPosts: 1206 Location: The World That Never Was Status:  | |
| ~InformazioniGenerali» Nome: Belphagor Mørket » Data di Nascita: 29 Febbraio » Eta: Dimostra circa 19 anni » Sesso: Maschile » Razza: Demone » Stato Sociale: Altolocato » Poteri: Belphagor è un demone dalle mille sorprese e se ne esce ogni volta con una nuova risorsa, spesso combinando le sue abilità fra di loro per crearne di nuove. Si diverte se non altro a entrare nella mente degli altri, e con il contatto fisico può trasmette emozioni, immagini o suoni al suo obbiettivo. La sua voce ha un particolare tono armonioso che ammalia gli interlocutori, e non è raro che incanti le persone con la sua parlantina scorrevole e coinvolgente. » Particolarità: Una delle sue stravaganze è il carattere contro la sua natura. Belphagor ha un sigillo bianco sul petto che lo costringe ad essere dolce.
~AspettoFisico
C'è chi, ad un primo sguardo, l'ha scambiato per un angelo. Belphagor è bellissimo, e lo sa. Alto, dal fisico asciutto e solido, capelli che vanno dal biondo miele al castano a seconda della luce, viso affilato e naso diritto. I suoi occhi? Non lo sa nessuno. Sono perennemente coperti dai capelli, tanto che sembra impossibile che riesca a vederci. Non li scopre mai, tranne quando uccide; e chi lo fissa negli occhi lo fa per la prima e l'ultima volta. Belphagor sarebbe davvero divino, se non fosse per un particolare che distrugge tutta la sua bellezza ed il suo fascino: quel ghigno diabolico che quasi sempre sforma il suo viso, che gli fa scoprire i denti candidi e rivela la sua reale natura malvagia. Ha un'ossessione anche per i vestiti. Ha un intero guardaroba con maglie della sua taglia a righe nere e l'altro colore variante che spesso è rosso o viola. Sopra alla maglietta scollata indossa quasi sempre una giacca lucida dall'aspetto militare e il colletto tirato in alto. Due cose del suo abbigliamento colpiscono subito: la coroncina che porta perennemente sul capo, in argento opago e dal taglio fine, e la complicata catena dal ciondolo luminoso che porta al collo. Con quest'ultima giocherella spesso, un tic che sovente è seguito da qualcosa di profondamente crudele che sta progettando..
~Descrizione Psicologica
I Demoni sono spietati, sadici, malvagi. Belphagor non fa eccezione e possiede tutte queste caratteristiche. E' inevitabile che davanti a qualsiasi creazione frema nel desiderio di distruggerla, che davanti ad una creatura innocente brami di macchiarla con le sue stesse colpe. E' infantile e calcolatorio, considera tutto un gioco ed ogni occasione è perfetta per divertirsi. Spesso gli altri individui per lui non sono che stupidi giocattoli da spezzare, e il mondo è il suo enorme parco giochi. E' noncurante nei confronti di chi gli sta attorno e sottovaluta praticamente tutto, perché per esperienza sa che nessuno riesce a resistergli. Ama l'odore del sangue, il suo colore e la sua consistenza, ma non ama spargerlo; anzi, quando in combattimento o per caso gliene capita davanti un po', si perde nel contemplarlo. La sua più grande particolarità, che è anche la sua maledizione, è un lato del suo carattere che emerge a fatica nei momenti più improbabili, il frutto del suo passato da immortale. Belphagor è dolce. Al contrario di tutti i suoi simili, quel demone sa amare e questa è l'unica parte umana che c'è il lui. E' in grado di sciogliere la sua malvagità e diventare se non altro affettuoso ed emotivo. E' questo il motivo per cui odia i bambini, dai sette anni in giù: creature innocenti, facili prede che scatenano in lui un conflitto interno. In ogni caso si è innamorato una volta sola e non si interessa alle donne in modo particolare, se non come bersagli fisicamente meno forti di tutte le altre razze.
~Background L'immortale Belphagor è sopravvissuto nei secoli in questo mondo e negli altri. Proveniente da chissà dove, senza un passato ed un futuro come tanti della sua specie, si è trastullato con le vite umane e non, intervenendo in vicende che ora, grazie al suo zampino, sono Storia o quantomeno leggende, talvolta eseguendo gli ordini di qualche demone suo superiore. Senza una meta, come un ladro di vite ha superato la morte e la vita di centinaia di creature, senza che il tempo lasciasse traccia sul suo viso o qualcuno riuscisse a mutarne il carattere superficiale e incontrastabile. Solo una cosa è degna di essere ricordata nella sua memoria leggera, solo una cosa riesce a farlo rabbrividire o a spegnere il ghigno sul suo volto angelico. La volta che incontrò il significato della parola amore. Fu durante una delle tante guerre che visse. Erano avversari; lei apparteneva al popolo invaso dal regno che aveva assoldato Belphagor. Il suo nome era Eņģelis, e tutto ebbe inizio durante una battaglia nel quale il demone fece una cosa che non aveva mai osato fare prima. Sicuro di sconfiggere quella donna che inspiegabilmente combatteva con i soldati sul campo di battaglia, la guardò negli occhi. Quando lei poi riuscì a salvarsi e a fuggire, Belphagor fu costretto a dedicare tutto il tempo che possedeva alla sua caccia. Non che in fondo gli dispiacesse molto; alla fine era come un gioco più divertente, per lui. «Ora mi ucciderai?» «Finalmente» Fuggendo e scappando dal demone come poteva, Eņģelis riuscì a rimanere in vita rifugiandosi ovunque trovasse protezione. Belphagor la catturò diverse volte, ma in tutte lei riuscì a salvarsi, aumentando ogni volta il ritmo di quella danza sfrenata della morte. Quando la prese per quella che sarebbe stata l'ultima volta, la guerra era finita da tempo. Non me lo dimenticherò mai. Era una delle prime giornate fresche di primavera, una mattina, con il cielo azzurro e privo di nuvole. Ci affrontammo come al solito, con la mia forza superiore alla sua di gran lunga. Stavolta non c'era niente a offrirle riparo. Mentre mi lanciavo su di lei, per un istante qualcosa mi fece vacillare.
Lascia che siano le mie unghie a strapparti il viso Ad un centimetro dal suo corpo, incrocia il suo sguardo da sotto i capelli che coprivano i miei occhi. Mi fissava, la testa inclinata, le mani abbandonate lungo i fianchi, un sorriso rassegnato e compassionevole a piegarle la linea delle labbra. Guardai dentro di lei e solo la sua voce riuscì a farmi tornare alla realtà. Mi sussurrò piano due parole in quella sua lingua che avevo facilmente imparato. «Es tevi mīlu». Ti amo. E colpii.
Davanti al suo cadavere, il mio corpo dove non ero più. Sotto il cielo luminoso, come un'offesa ai nostri cuori, stavano due figure immobili, e una delle due aveva perso la sua anima. O entrambi? Attorno a me, sangue rosso che non mi apparteneva ma che sentivo come mio. Allargai le braccia e scossi la testa rapidamente. Le ciocche di capelli che mi coprivano il volto si scostarono e i miei occhi furono liberi di contemplare quello scempio a cui io stesso avevo dato vita. Fissai quegli occhi chiusi, gli unici che si erano specchiati nei miei e avevano vissuto oltre. Non l'avevo mai capito. Non mi ero mai accorto del perché la inseguissi veramente. E quello che ero, quello in cui credevo, la mia anima di demone si seppellì nella disperazione, perché avevo ucciso la mia stessa vita. «Es arī». Anche io.
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Tutte le luci della notte si sono spente e il mattino sorride furtivo sulle cime dei monti nebbiosi. Bisogna che io parta per vivere, o resti per morire.
W.S., Romeo e Giulietta, III, 5
I'll be waiting.
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